Il fiasco della visita della signora Malmström

 

malmstrom-visited-lesvos-migrant-reception-center.w_hr-700x393

Una Commissaria Europea che fa visita ad un centro di detenzione per migranti con gravissime carenze strutturali. Se ne va molto soddisfatta. Un ministro greco che la accompagna, per annunciare la militarizzazione del controllo dell’immigrazione nel mar Egeo senza che nessuno presti particolare attenzione, nemmeno la Commissaria stessa.

I mezzi di informazione nazionali presentano la visita come una festa, insistendo sugli appelli fatti dai membri del governo per l’aumento dei finanziamenti affinché la Grecia possa continuare a fare ciò che la Commissaria e i Ministri sanno che sta facendo: il lavoro sporco per gli europei. Il diavolo, però, si trova per ancora una volta nei dettagli. Un’occhiata ad essi rivela quanto fiacco sia il modello comunicativo che è stato messo in atto per coprire il fiasco della visita della Commissaria Cecilia Malmström al centro di detenzione di Mòria (Lesbo), nel luglio scorso.

La Guardia Costiera e la sua cooperazione con gli “occupanti”

Quasi tre settimane prima della visita della Commissaria a Mòria, le autorità locali della Guardia Costiera si mettono in contatto con i volontari del “Villaggio di Tutti Insieme” (per saperne di più http://lesvos.w2eu.net/2012/12/08/civilians-initiative-the-village-of-all-together-opening-of-pikpa/, n.d.t.), che dall’ottobre 2012 hanno messo in funzione una struttura di accoglienza per migranti e rifugiati alternativa, nel vecchio campeggio (comunale, n.d.t.) di PIKPA-Neàpoli nel Comune di Mytilini.

Le autorità chiedono la cooperazione dei volontari per poter trasferire temporaneamente a PIKPA i nuovi arrivati, che non possono essere fotosegnalati e detenuti a Mòria per mancanza di spazio e sono costretti a trascorrere diversi giorni al porto di Mytilini in condizioni avverse. I volontari accettano, a condizione che le persone, una volta arrivate a PIKPA, non vengano custodite e rimangano per un periodo di tempo molto breve.

La Guardia Costiera inizia il trasferimento della gente. In due settimane arrivano a PIKPA e trovano accoglienza circa 600 persone. Una settimana prima della visita della Commissaria, il “Villagio di Tutti Insieme” invia un documento alla Guardia Costiera (a disposizione della rivista “Unfollow”) e denuncia il non rispetto dell’accordo, visto che migranti e rifugiati vengono lasciati là per giorni e questioni come il vitto e la fognatura cominciano a diventare ingestibili.

La compiacenza delle autorità, nonché la loro immediata risposta nei giorni prima della visita, sono dovute al bisogno di coprire il problema della gestione dei nuovi arrivati” dice Efi Latsoudi, membro del gruppo che gestisce il Pikpa. “All’inizio hanno portato le persone senza preavviso e le hanno abbandonate per quanto serviva. In seguito alla lettera, il tempo di attesa si è ridotto. Questo è dovuto anche al fatto che sono stati rimessi in libertà molte persone priima detenute a Mòria, per cui potevano prenderne altre”.

Nel frattempo, il giorno della visita arriva. Al “Villagio di Tutti Insieme” decidono di chiedere a Malmström di vedere Pikpa. Il 19 luglio inviano una lettera con questo scopo. La richiesta non viene accolta, per il pesante programma di lavoro. Il giorno della visita della Commissaria i volontari inviano una nuova lettera firmata da Marily Stroux, membro del gruppo “W2Europe” e volontaria del Pikpa,, informando il suo ufficio dei problemi nella gestione dei nuovi arrivati e della decisione delle autorità di farli sparire “trasferendoli” sulle spalle del Pikpa.

La Marina Militare nella lotta all’immigrazione

La visita della Commissaria avviene il 21 luglio, in presenza dei ministri dell’Ordine Pubblico (degli interni, n.d.t.) Vassilis Kikilias e di quello degli Affari Marittimi e dell’Egeo Miltiadis Varvitsiotis. Durante la conferenza stampa, la giornalista Anthi Pazianou fa una domanda al ministro Varvitsiotis a proposito del Pikpa. Il Ministro non solo ignora, o fa finta di non conoscere, la questione, ma fa anche scomparire i volontari, sostenendo che il governo “collabora solo con ONG note e con organizzazioni internazionali, come Medici del Mondo e Acnur”. Qualsiasi altra cosa, secondo il Ministro, è “occupazione”.

Nella stessa visita, Varvitsiòtis conferma con le sue dichiarazioni le informazioni attese dalla Marina, cioé gli ordini per partecipare ad operazioni di controllo dei flussi migratori nel Mar Egeo (si tratterebbe di cinque navi di pattugliamento delle coste, appartenenti alla Marina Militare). Nonostante l’immensa importanza della dichiarazione, che mette in evidenza nel modo più oggettivo la militarizzazione dei controlli migratori anche in Grecia, questa passa completamente inosservata. Il relativo video, disponibile su youtube (https://www.youtube.com/watch?v=noP84GdmW2c#t=113), ha ottenuto finora pochissime visite, mentre questa dichiarazione non è stata riprodotta da nessun mezzo di informazione.

Si tratta di uno sviluppo che espone in modo irrimediabile anche Cecilia Μalmström, che, durante il suo mandato a capo dell’Ufficio della Commissione per gli Affari Interni, ha sistematicamente rifiutato l’intensa militarizzazione della gestione dei flussi di migranti e rifugiati verso l’Europa.

A Mòria c’è qualcosa che puzza

Quasi nello stesso periodo, la notizia dell’arrivo di Malmström mobilita anche altri abitanti dell’isola. Secondo il servizio di Ilìas Maravàs, giornalista del giornale locale “Empròs”, il signor Stràtos Kerìmis, proprietario di un campo di olive che confina con il centro di detenzione di Mòria, informa i giornalisti di aver denunciato alla polizia e alle autorità competenti che la fogna del centro di detenzione finisce in un ruscello adiacente e ha creato un terreno paludoso di scarichi e una situazione insopportabile nella zona.

Secondo il servizio di Maravàs (http://www.emprosnet.gr/article/61849-lymata-se-rema) dalla progettazione incompleta delle infrastrutture di Mòria risulta che non era stata prevista la gestione degli scarichi. Tra l’altro, il giornalista ha spiegato ad UNFOLLOW che “la polizia greca ha esaminato ed escluso sia il collegamento con il sistema delle fogne locali, sia la creazione di una fossa biologica dentro il centro di Mòria, per motivi economici e tecnici”.

Per il momento, la gestione degli scarichi è stata risolta con la stipula di un contratto con una società che dovrà svuotare la fogna del centro di detenzione 30 volte al mese.

Nella parte del centro attualmente in funzione si trovano 150 persone, ma con la consegna anche del C.I.E. il numero potrà arrivare a 1.000 persone. “I lavori sono stati conclusi un mese fa” – dice Maravàs – “ma il nuovo spazio non viene consegnato perché pendono ancora questioni circa i requisiti tecnici. Tutta questa storia è diventata un rompicapo anche per la Polizia”. Inizialmente la Direzione della Polizia di Lesbo e le autorità competenti per quanto riguarda l’igiene negavano che ci fossero problemi. Dieci giorni dopo la partenza della Commissaria, però, il controllo della Direzione di Igiene della Regione dell’Egeo ha rivelato che a Mòria l’acqua è inquinata da batteri coliformi e non è potabile.

I costi della costruzione del Centro di Prima Accoglienza e del C.I.E. sono stati stimati in oltre 5 milioni di euro per ciascuna struttura. Questi soldi vengono coperti dal Fondo Europeo per i Rimpatri e per le Frontiere Esterne.

La Commissaria se ne va, arrivano i maltrattamenti

Il 22 luglio Cecilia Malmström completa la sua visita in Grecia. Andando via twitta sul suo profilo (https://twitter.com/MalmstromEU/status/491569108375568385): “Questa è la mia dodicesima visita in Grecia durante il mio mandato e vedo un chiaro progresso nel lavoro che viene svolto in materia di immigrazione e di asilo. Un buon esempio di cooperazione tra l’UE e la Grecia”. [….]

Dopo la visita della Commissaria, la gestione da parte delle autorità della Guardia Costiera non è cambiata e il capo delle Autorità Portuali (di Lesbo, n.d.t.) si presta ad adottare l’opinione del Ministro parlando di “sfruttamento” dello spazio di Pikpa da parte dei volontari. Questi ultimi, con una nuova lettera del 22 agosto, riferiscono di episodi di maltrattamento di rifugiati e migranti da parte degli ufficiali della Guardia Costiera durante i primi venti giorni del mese.

La Commissaria sa, ma non parla

Nonostante non voglia darlo a vedere, la Commissaria sa bene che il posto che ha visitato viene chiamato dal governo greco “Centro di Prima Accoglienza” solo per eufemismo e solo per mostrare che la Grecia applica regolarmente gli accordi con le autorità europee. In realtà, il centro di Mòria funziona come un centro temporaneo di identificazione fino alla consegna delle persone al C.I.E. vero e proprio e ha seri problemi rispetto alla fornitura idralica e al sistema fognario. La Commissaria sa anche che prima del suo arrivo negli Stati membri le autorità “puliscono” i centri di detenzione per farli sembrare minimamente umani. Lo ha dichiarato lei stessa al “DN” svedese il 20 aprile scorso (http://www.dn.se/nyheter/sverige/fast-i-misaren-kan-eus-kommissionar-hjalpa-flyktingarna/). A questo punto, viene da farsi una domanda logica: visto che sa bene che si tratta di un fiasco, perché ne fa parte?

di Apostolis Fotiadis (@Balkanizator)

Dall’edizione cartacea di “Unfollow”, vol 33, Settembre 2014

http://wp.me/p3HsmP-7E

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s